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Brondelli di Brondello: per maricoltura serve un piano produttivo

AttualitàBrondelli di Brondello: per maricoltura serve un piano produttivo

Roma, 20 mar. (askanews) – Il settore della maricoltura italiana può e deve essere “sviluppato e incentivato” visto che l’Italia ha “8300 chilometri di coste su cui sono autorizzati solo 22 impianti di acquacoltura in mare: queste concessioni vanno aumentate. Serve quindi un piano produttivo strategico per la maricoltura”. Lo ha detto Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura, aprendo i lavori degli Stati generali della Maricoltura italiana, in corso oggi a Palazzo della Valle a Roma.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività di valorizzazione e sviluppo della maricoltura quale settore strategico per la sicurezza alimentare, la sostenibilità delle produzioni e il rafforzamento della Blue Economy.

Brondelli di Brondello ha spiegato che il piano strategico per la maricoltura deve puntare sulla ricerca “intesa come miglioramento genetico, sulla sostenibilità che si può fare con l’innovazione soprattutto nel settore della mangimistica e su una campagna informativa che spinga i consumi e spieghi al consumatore si tratta di prodotti di pregio”.

Del resto, che ci sia ampio spazio per fare crescere il comparto lo dicono i dati: l’Italia è primo consumatore al mondo di spigole e solo il 20% di quelle consumate sono di produzione italiana, con una bilancia commerciale in negativo per 6 miliardi di euro.

“Quella dell’allevamento in mare è una filiera che si sta affermando sempre di più – ha detto il vicepresidente di Confagricoltura – Il settore ha produzioni sostenibili ed è un perfetto esempio di economia circolare che rafforza la Blue economy, che ha un fatturato medio annuo di 65 miliardi di euro, di cui 5,5 miliardi, pari al 9%, sono rappresentati dalla filiera ittica che crea un milione posti di lavoro e a livello mondiale è responsabile del 6% della produzione totale di proteine, cifra che sale al 15% se si considerano solo le proteine animali. Ma soprattutto – ha detto Brondelli di Brondello – è una filiera che genera un moltiplicatore di 1,8”.

Inoltre, mentre i volumi della pesca tradizionale in Italia sono “stabili se non in calo”, l’acquacoltura ha invece volumi in crescita.

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