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venerdì, Aprile 4, 2025

VIDEO | ‘Hi-Human Intelligence’: il film anticonformista sull’intelligenza umana al tempo dell’IA

PoliticaVIDEO | ‘Hi-Human Intelligence’: il film anticonformista sull’intelligenza umana al tempo dell’IA

ROMA – “Cogito ergo sum”. Penso, dunque sono.

È ancora attuale la frase formulata nel VII secolo dal filosofo René Descartes? Se la prova dell’esistenza dell’essere umano è la sua capacità di pensare, quanto possiamo ancora definirci “vivi” nell’era della delegazione totale e assoluta di ogni forma di ragionamento?

Nel XX secolo abbiamo assistito all’evoluzione del calcolo matematico, della velocità di elaborazione dei numeri attraverso un’invenzione straordinaria: il computer.

Oggi il progresso ha tirato fuori dal cilindro i LLM, Large Language Models: sistemi in grado di rispondere alle domande al posto nostro. Pensano, elaborano, creano, dando forma alle idee in tempi record, a dimostrazione che il neurone di McCullogh e Pitts corre molto più veloce del nostro.

È in questo contesto che il film di Joe Casini ‘HI – Human Intelligence’ assume una portata rivoluzionaria, anticonformista, quasi eversiva.

Mentre tutti sono impegnati a incastrare l’intelligenza artificiale come l’ultimo tassello di un puzzle nel mosaico del nostro vivere comune, preoccupati che l’invenzione prenda il sopravvento sull’inventore, il giovane regista romano (classe 1985) ha deciso di far saltare il banco.

Come? Parlando dell’intelligenza umana, della sua – riutilizzo volutamente il termine – complessità ed esigenza di relazionarsi ad altre intelligenze, di comunicare tra loro in uno spazio e tempo che chiamiamo società.

Un contenitore di persone che è al tempo stesso meraviglioso e fragile, inclusivo e divisivo, che accoglie e poi discrimina, che dà opportunità e poi le toglie. Complesso, appunto, come ‘Mondo complesso’ un altro dei prodotti di Joe Casini in cui dà voce e spazio ai protagonisti della società, provando a raccontarla.

‘Hi – Human Intelligence’ è dunque un insieme di domande più che una risposta a ‘Cosa vuol dire essere intelligenti?’. Il filo conduttore della pellicola sembra essere appunto un interrogativo: perché non difenderla questa intelligenza? Anzi intelligenze, nelle molteplici forme della diversità dell’essere umano.

“Per me essere intelligenti vuol dire avere gli strumenti e le capacità per vincere le sfide che il mondo ci pone ogni giorno – dice Casini in una intervista alla Dire – Oggi abbiamo un’idea di intelligenza molto ampia, articolata e molto estesa da esplorare”.

Intelligenti si nasce o si diventa? Intelligenza è sinonimo di conoscenza? Cos’è il capitalismo culturale?

“Per tanto tempo si è ignorato come la possibilità di coltivare la propria intelligenza fosse vincolata a questioni sociali e di classe. La possibilità di accedere a determinati strumenti dà delle possibilità in più. In psicologia c’è l’eterno dibattito tra le potenzialità che abbiamo nel momento in cui nasciamo e le possibilità che ci vengono date dal modo in cui veniamo educati, dalle possibilità di vita che abbiamo nella società. Queste cose interagiscono continuamente, ognuno di noi ha delle potenzialità, però la possibilità di esprimerle è molto vincolata agli strumenti a cui abbiamo accesso o non abbiamo accesso spesso.

Quanto questo film parla della società moderna attuale?

“Credo molto, è una cosa sulla quale ci siamo anche molto spesso interrogati con Chiara Napoleoni, che con me ha scritto anche la sceneggiatura, proprio perché è un discorso collettivo, quindi inevitabilmente risente del clima in cui siamo immersi in questo periodo. Noi abbiamo bisogno di poter esprimere la nostra intelligenza nella maniera più ampia possibile, quindi in qualche modo anche abbiamo bisogno di intelligenza collettiva, quanto più riusciamo a coinvolgere e anche attivare tutte le risorse che abbiamo come società, quindi superando quelle che possono essere anche pregiudizi legati a discriminazioni di genere, discriminazioni per qualsiasi motivo, quanto più riusciamo ad attingere a queste risorse, quanto più anche come collettività abbiamo degli strumenti in più per superare queste sfide. Quindi sicuramente il film è nato e cresciuto nell’humus di questi anni e spero che all’interno del discorso questa cosa non soltanto esca fuori, ma si capisca un po’ anche noi il senso in cui abbiamo cercato di raccontare il momento storico in cui viviamo”.

Come vedi il rapporto tra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale?

“Effettivamente quando siamo partiti con questa idea di fare un documentario tutti hanno detto ‘beh, sì, giustamente, l’intelligenza artificiale è un tema molto attuale’. Abbiamo risposto: ‘No, guarda, il tema non è l’intelligenza artificiale, è l’intelligenza umana’.

Oggi ci interroghiamo molto sull’intelligenza umana in funzione del fatto che abbiamo questa che chiamiamo impropriamente intelligenza, in realtà, appunto è uno strumento al pari di una calcolatrice, più o meno. Come tutte le innovazioni, ovviamente, si porta delle sfide dietro e queste sfide saranno poi capire come affrontarle.

L’AI è un’industria, sono processi di produzione che consumano materie prime, che coinvolgono il lavoro umano e noi tendiamo un pochino, a volte anche in maniera strumentale, a pensare a qualcosa di astratto, quasi di magico. In realtà è una tecnologia che ha un output perché consuma degli input e quindi semplicemente va regolamentata, valutata e analizzata con tutte le criticità del caso, però sfruttandone anche le enormi potenzialità. Quindi come società dobbiamo proprio riflettere su questo, dare gli strumenti alle persone per non aver paura”.

‘Hi! Human Intelligence’ è stato proiettato a Roma, a Bologna e a Londra ed è su Prime Video. Qual è l’ambizione di questo film?

“Amazon Prime Video, sì. L’ambizione di questo film è un po’, come dicevo, è un film aperto in realtà. Non spieghiamo nulla e non diamo risposte. Cerchiamo di fare un discorso collettivo e di far partecipare lo spettatore. Il film è pieno di domande, si danno gli strumenti per provare a rispondere e quindi l’ambizione di questo film è appunto che il film si chiude con una domanda rivolta allo spettatore. L’ambizione di questo film è che lo spettatore possa dedicare magari dieci secondi dopo che il film si è conchiuso per provare a rispondere a quella domanda. Dieci secondi, questa è l’ambizione”.

A questo punto, devo farti ‘la domanda’….Tu sei intelligente?

(Ride, ndr) “Dipende, dipende. La risposta è dipende. Nel senso, come dicevamo prima, è legato al contesto. Mi reputo una persona intelligente per alcune cose e in alcune situazioni meno intelligente per altre cose in determinate situazioni. Averne consapevolezza, però, e quello è stato nel mio caso un percorso di consapevolezza, esserne consapevoli ti aiuta a sfruttare al meglio questa cosa. Laddove so che io, magari, su alcune cose posso andare in difficoltà e non essere particolarmente efficace, mi circondo di persone che hanno competenze diverse dalle mie e quindi insieme riusciamo a fare più cose”.

Magari fossero tutti così intelligenti.
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