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giovedì, Aprile 3, 2025

Celle fatiscenti, il wc dove si cucina e il riuso creativo nel diario di cella di Alemanno

PoliticaCelle fatiscenti, il wc dove si cucina e il riuso creativo nel diario di cella di Alemanno

ROMA -“Sono al Reparto 2B, del Braccio G8 del Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso (nuovo nel senso che risale agli anni ’60 e non all’800) che è sicuramente il braccio più vivibile di tutti i carceri romani”: lo scrive Gianni Alemanno, nella seconda puntata del suo “diario di cella”, in cui svela la vita comunitaria quotidiana “dietro le sbarre” a chi le sbarre non le ha mai viste.

L’EX SINDACO A REBIBBIA DA 90 GIORNI, PER QUALE MOTIVO

L’ex sindaco di Roma si trova infatti nell’istituto penitenziario di Rebibbia dal 31 dicembre scorso per non aver rispettato gli obblighi che gli erano stati imposti dai giudici di sorveglianza. Era stato infatti condannato in via definitiva per traffico di influenze illecite alla pena di un anno e dieci mesi da scontare ai servizi sociali, ma avrebbe violato le restrizioni. Così, da qualche tempo, sul suo profilo Fb appaiono le lettere che scrive per condividere la sua esperienza e che il suo staff procede a pubblicare.

LE PRIME DUE PUNTATE DEL DIARIO

Nella prima puntata, intitolata “Diario di cella 1: Quando la politica delude”, scritta lo scorso 23 marzo, suo “82′ giorno di carcere”, Alemanno si era dedicato a descrivere l’attenzione dedicata dai reclusi all’ascolto in diretta della seduta straordinaria della Camera sull’emergenza carceri, con annessa delusione per la sua conclusione fatta di mere parole. Mentre l’ultima ‘puntata’, il “Diario di cella 2”- pubblicato oggi, 2 aprile, ma scritto il 31 marzo scorso, 90° giorno di reclusione- dal titolo “Il carcere è un’intensa esperienza comunitaria Ecco perché é stupido sprecarla”, ha un contenuto più personale. Si parte dal descrivere il rapporto con i compagni di cella con cui “si condivide tutto- scrive Alemanno- dalle derrate alimentari ai lavori quotidiani, dalle emozioni ai ricordi. Ai più anziani (di permanenza in carcere) viene riconosciuta piena autorità sulle regole comuni, a prescindere dai titoli di studio e dalle origini sociali, regole totalmente autogestite ma ferree per pulire gli ambienti, preparare i pranzi, lavare i piatti”.

“CONDIZIONI INUMANE”

Il fondatore del partito “Indipendenza” non tralascia di descrivere gli ambienti in cui ora vive: “C’è un continuo lavoro artigianale di ogni detenuto per migliorare le condizioni di vita, a fronte di celle fatiscenti- spiega- ognuna con 6 brande a castello, di un cesso che sta nella stessa stanza dove si cucina e di un lavandino senza acqua calda, della mancanza di apparati di condizionamento quando fa caldo”. E senza tergiversare, va dritto al cuore del problema: “Sicuramente condizioni di vita che meriterebbero quel 10% di sconto di pena previsto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo “per condizioni di detenzioni inumane”, denuncia, anticipando che “di questo ne parleremo un’altra volta”.

“CON COMPAGNI DI CELLA CALABRESI SI MANGIA BENE”

Quello che preme sottolineare Alemanno è la creatività con cui i suoi compagni di avventura affrontano i problemi di ‘vita quotidiana’: “Ogni pezzo di legno, ogni lattina, ogni elastico, viene utilizzato in modo geniale per risolvere qualche problema pratico di una vita a metà strada tra il campeggio e la caverna. Altro che cultura del riuso da ambientalisti chic, qui si fa sul serio..”. Soprattutto in cucina, per cui elogia i calabresi: “In ogni cella c’è almeno un detenuto che, in base ad esperienze pregresse (in genere altro carcere), si improvvisa come cuoco- fa sapere- cucinando su fornelli camping gas quello che può essere riciclato dal vitto quotidiano o quello che viene acquistato come “sopravvitto”. E i risultati, “soprattutto nelle celle dove vivono persone di origine calabrese”, sono assolutamente al di sopra della media delle nostre case, assicura l’ex sindaco della Capitale.

LA RIEDUCAZIONE E LE PENE ALTERNATIVE

Il racconto è molto lungo e dettagliato, si racconta della consuetudine al saluto “ogni volta che ci si incontra” e delle attività organizzate dentro il carcere che sono molto frequentate dai carcerati e in cui traspare tanta voglia di partecipare, ma anche la speranza di avere una vita migliore dopo la carcerazione. E qui si conclude il diario di cella 2, con un auspicio alla rieducazione di cui parla la stessa Costituzione all’articolo 27, precisa Alemanno . “Proprio per questo è un peccato, e anche una vergogna, quando le istituzioni preposte non riescono a valorizzare queste potenzialità- conclude- non dando coerenza e continuità ai percorsi che dovrebbero portare dalla rieducazione all’accesso alle pene alternative”.

(fonte foto di apertura: profilo Fb di Gianni Alemanno)
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