Milano, 18 mar. (askanews) – I prezzi stellari raggiunti dalle uova negli Stati Uniti, complice anche l’epidemia di aviaria, stanno generando una vera e propria crisi, tanto da spingere Washington a chiedere aiuto ad alcuni Paesi europei, tra cui ci sarebbe anche l’Italia. La conferma, indiretta, arriva da Unaitalia, associazione che riunisce le imprese della filiera avicola italiana, che contattata fa sapere che in effetti gli Usa stanno sondando la disponibilità del nostro Paese a esportare uova oltreoceano. “Vista la situazione di scarsità di prodotto nella quale si trovano gli Usa, le ambasciate statunitensi stanno sondando presso molti Paesi europei la capacità di export di uova da tavola o destinate l’industria – spiega Unaitalia -. A ora ci è pervenuta esclusivamente una richiesta esplorativa per constatare la capacità e l’eventuale disponibilità da parte delle aziende aderenti alla nostra associazione a esportare uova nei prossimi mesi”.
Tuttavia, per quel che concerne “le filiere aderenti a Unaitalia – parliamo di circa il 30% della produzione complessiva italiana – non hanno al momento possibilità di esportare e che quindi non siamo in grado di dare seguito alla richiesta”. L’Italia, spiega ancora l’associazione, non ha una grande capacità di export, “dal momento che la produzione consente di soddisfare il mercato nazionale. Inoltre, in questo periodo specifico registriamo una domanda interna piuttosto sostenuta”.
L’Italia è il quarto produttore di uova a livello europeo dopo Francia, Germania e Spagna, una posizione che ricopre dal 2020. Si tratta di una filiera totalmente integrata, che presiede tutte le fasi produttive: dall’allevamento alla trasformazione fino alla distribuzione del prodotto finito. Nel 2024, secondo stime, la produzione è stata pari a circa 12,9 miliardi di uova (+3% rispetto al 2023). I consumi nel nostro Paese si sarebbero attestati a 13 miliardi 239 milioni di uova (+3,1% rispetto al 2023) pari a 220 uova a testa (14 kg pro-capite), delle quali circa il 68% è andato alle famiglie, mentre il restante 32% è stato destinato all’industria e all’artigianato. L’export è pari appena a 1,8 miliardi, in crescita lo scorso anno rispetto agli 1,17 miliardi del 2023.