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Nome diverso ma stesso problema per Giorgia Meloni ed Elly Schlein

PoliticaNome diverso ma stesso problema per Giorgia Meloni ed Elly Schlein

ROMA – Dalle parti del Centrodestra c’è il leader della Lega, Matteo Salvini, da quelle del Centrosinistra si agita e conquista punti nei sondaggi il M5S di Giuseppe Conte. Il problema più grosso però riguarda la maggioranza di Centrodestra che governa il Paese visto e considerato che Salvini è Vicepresidente e ministro dell’esecutivo Meloni.

Al centro della disputa il piano europeo di riarmo da 800 miliardi di euro presentato dalla Commissione europea ai diversi governi. Salvini (come Conte), è nettamente contrario e non passa ora che non spari contro chi in Europa sta trattando, chiamando alla lotta tutti i ‘patrioti’ degli altri paesi per bloccare la spesa per le armi. Nel mirino finisce Forza Italia, che con Salvini sta al Governo ma si riconosce nel Partito popolare europeo da sempre ostile nei confronti dei cosiddetti ‘patrioti’ e a fianco della Commissione europea. Anche stavolta il leader Antonio Tajani ha replicato  a muso duro: “In Europa dobbiamo costruire, non abbiamo bisogno di sfasciacarrozze”. Ancora scintille, eppure solo pochi giorni fa il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva chiamato Salvini e Tajani al confronto diretto per risolvere la questione, per mettersi d’accordo insomma. Non è servito. Gli analisti si soffermano sull’imminente congresso della Lega, sabato e domenica a Firenze, che confermerà Matteo Salvini alla guida del partito per i prossimi anni. Chi pensa che un attimo dopo Salvini si calmerà è destinato a rimanere deluso. Perché la riconferma alla guida politica della lega sarà accompagnata da un programma non solo anti-riarmo ma di sempre più forte contrasto ad ogni scelta della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen. E questo creerà non solo attrito ma divergenza politica sostanziale all’interno della maggioranza di Governo.

   Stesso problema dall’altra parte del campo politico, anche se meno grave considerato che qui gli attori sono all’opposizione, non governano insomma. C’è il leader di Azione, Carlo Calenda, appena riconfermato alla guida politica, che chiama alla battaglia e che vuole le armi. E c’è Giuseppe Conte, a capo del M5S, che invece ha chiamato tutti i pacifisti a scendere con lui in piazza contro il piano da 800 miliardi per il riarmo e per la pace. Una scelta che, almeno stando agli ultimi sondaggi, sembra pagare.

Toccherà a Meloni e alla segretaria del Pd, Elly Schlein, trovare la sintesi, ma non sarà per niente facile.  Anche perché a livello di sentimento comune, rilevato e confermato negli ultimi sondaggi, la stragrande maggioranza dei cittadini non crede che l’Europa corra seri pericoli e quindi non vuole spendere soldi per le armi. Meglio usarli per mantenere e sostenere l’attuale vita quotidiana. E sono soprattutto i giovani dai 16 ai 29 anni, come ha rilevato un approfondito sondaggio svolto in Gran Bretagna, quelli che segnalano questa tendenza. Sono più preoccupati per le loro finanze e la precarietà del lavoro che di tutte le altre questioni, con l’emergenza climatica che si piazza all’ultimo posto dei loro pensieri.
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