Roma, 2 apr. (askanews) – Trasformare il porto di Brindisi in un hub di eccellenza per la riparazione, il refitting e la demolizione di navi fino a 250 metri di lunghezza grazie ad un investimento complessivo di 140 milioni di euro e la creazione di 600 posti di lavoro diretti e indiretti. Realizzare un dry dock di dimensioni 230×48 metri con la costruzione di nuove infrastrutture. Essere pronti immediatamente alla cantierizzazione dell’area. Le autorizzazioni necessarie, infatti, sono state già concesse dalle autorità competenti nell’ambito del nuovo piano regolatore portuale.
Sono questi i punti cardine del progetto di Piloda Shipyard per la manifestazione di interesse indetta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la riconversione e la reindustrializzazione dell’area dell’ex centrale a carbone nel porto di Brindisi. Piloda Shipyard già presente nell’area brindisina collaborando con le principali compagnie di navigazione, enti governativi e istituzioni accademiche, impegnando 130 dipendenti per un fatturato di 25 milioni di euro. Il progetto mira a potenziare il Porto di Brindisi, trasformandolo in un hub di eccellenza per la riparazione, il refitting di imbarcazioni fino a 200 metri, mega yacht, e la demolizione navale, con un investimento complessivo di 140 milioni di euro. La realizzazione di un dry dock di dimensioni 230×48 metri e la costruzione di nuove infrastrutture garantiranno una competitività internazionale, generando 600 posti di lavoro tra diretti e indiretti. L’iniziativa risponde alla crescente domanda del settore, consolidando il ruolo dell’Italia nel mercato navale e riducendo la delocalizzazione delle attività all’estero. Secondo i dati elaborati dalla nuova edizione di Nautica in Cifre – Log, l’annuario statistico realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison, il fatturato complessivo del settore refit, riparazione e rimessaggio per l’anno 2023 è di oltre 495 milioni di euro (+17,8% circa rispetto al 2022).
L’obiettivo principale è quello di ampliare le attività di riparazione navale con un focus su navi commerciali e mega yacht, e creare un polo specializzato nella demolizione navale. Il mercato del refitting di mega yacht in Italia è in forte espansione, ma l’offerta di strutture adeguate ad imbarcazioni di grandi dimensioni (50-100 metri) è limitata. Il progetto prevede un incremento significativo delle unità lavorative, con 250 nuovi dipendenti diretti e un numero equivalente di posti di lavoro indiretti, generati dalle attività di outsourcing e dall’indotto correlato. L’Italia, leader nella produzione di mega yacht, beneficerà ulteriormente di questo sviluppo, con un impatto positivo sull’intera filiera navale. Grazie a questo progetto Brindisi diventerebbe un faro nella cantieristica di settore nel Mediterraneo al pari di bacini presenti solo a Malta, in Marocco, Gibilterra, Tunisia e nel Mare del nord in Spagna. La costruzione di un dry dock di grandi dimensioni (230×48 metri) consentirà di intercettare un mercato più ampio e di rispondere alla crescente domanda di servizi specializzati, attualmente spesso delocalizzati all’estero. Inoltre, il progetto prevede la creazione di un’area dedicata alla demolizione navale, autorizzata ai sensi del “Decreto Concordia”, per unità superiori a 500 tonnellate di stazza lorda. Questo settore è in crescita, anche grazie alle nuove normative sulle emissioni, che porteranno a un aumento delle navi da demolire nei prossimi anni.
“Il nostro progetto – spiega Donato Di Palo, Ceo di Piloda Shipyard che ha presentato la manifestazione di interesse – prevede di avere il nuovo bacino galleggiante a disposizione per l’attività di refitting e demolizione. Un bacino già autorizzato ai sensi del così detto “Decreto Concordia” per le demolizioni navali per unità superiori a 500T di stazza lorda. Il mercato è in crescita. Considerando le nuove normative legate alle emissioni che gradualmente entreranno in vigore nei prossimi anni, saranno sempre più le unità navali che andranno a demolizione. Attualmente il mercato è prevalentemente all’estero, basti pensare che anche la Marina Militare Italiana demolisce le proprie unità fuori dai nostri confini nazionali”.
“La ricaduta occupazionale – continua Donato Di Palo – Sarebbe di grande importanza, sia guardando al breve termine, nel periodo interessato dal progetto, sia guardando a lungo termine. Brindisi diventerebbe così uno snodo fondamentale per tutto il basso Adriatico ed il Mediterraneo creando un indotto importante grazie anche alla sua capacità occupazionale data dall’esperienza e dalla vocazione marittima della città. In Italia ci sono pochissimi bacini adatti allo smantellamento di navi fino a 250 metri, come quello che è intervenuto sulla Concordia a Genova. Brindisi diventerebbe un faro per il settore”.
“Il progetto – aggiunge Di Palo – è immediatamente cantierabile in quanto sorge in aree inserite nel nuovo piano regolatore del porto approvato a gennaio e quindi già in presenza delle autorizzazioni necessarie. Calcoliamo 24 mesi dall’inizio dei lavori”.